Nelle Messe di sabato 17 e domenica 18 (domenica missionaria), ci siamo messi in ascolto dell’invito della lettera pastorale del vescovo Matteo.
Come segno alla fine della Messa abbiamo piantato i granellini di senape in un vasetto davanti all’ambone, nella speranza che diventi pianta. E’ un segno che ci ricorda l’importanza dell’umiltà che riconosce che Dio opera attraverso cose piccole e ci fa comprendere che siamo Chiesa in uscita solo se cresciamo nell’ospitalità. Li abbiamo dati anche da portare a casa per fare lo stesso gesto in famiglia.
I giovani ci hanno presentato un video su come stanno vivendo questi mesi.
A seguire ci siamo confrontati su due domande.
– quali fragilità e risorse ha fatto emergere il tempo della pandemia nel “terreno” della mia vita e delle nostre comunità?
– quale “seme” di bene io posso mettere a disposizione degli altri?

Condividiamo le risposte:
Risorse
Abbiamo riscoperto i legami che ci uniscono.
Opportunità per riscrivere modelli economici e sociali.
Pensare che tutto possa andare per il meglio e che non è detto coincida con ciò che per me è bene.
Riscoperta dei legami e degli affetti
Riscoprire la vita in famiglia
Uso dei social che ci ha connessi: quando abbiamo iniziato a fare i collegamenti video “parrocchiali” ho provato una grande gioia e ho capito che il Signore mi dava un altro cibo spirituale che era il fatto di sentirmi parte di una comunità.
– In particolare durante il periodo di lockdown fortunatamente mi sono trovato a casa con mia moglie e le mie figlie già grandi. È stata l’occasione per riscoprire un modo nuovo di stare insieme in un tempo ‘sospeso” e stranamente lento al di fuori dei tempi frenetici della vita normale.
– Anche i rapporti con i vicini di casa e le altre famiglie del condominio sono diventati più attenti all’altro, si è creato un bel clima di solidarietà.
– Abbiamo scoperto che è possibile sentirsi parte di della nostra comunità parrocchiale anche senza partecipare in presenza agli incontri e alla messa ma con l’aiuto di internet. Purtroppo questo ha escluso e isolato le persone più anziane che non hanno esperienza con le tecnologie.
Le risorse per me impreviste sono state le risorse digitali, che ho sempre visto come strumento di lavoro e non come strumento per condividere la parola, la fede, grande opportunità comunque di “incontro”
In questa situazione la pazienza e l’ascolto si sono imposte come elementi imprescindibili. Scoprire di non conoscerci è stato  fondamentale per proseguire il cammino
La risorsa che è riemersa è la solidarietà, il desiderio di essere presenti nella vita di chi Gesù ci ha affidato e questa si è tradotta in molti modi concreti.
RISORSE: – PREGHIERA – SILENZIO DAL CAOS DEL MONDO – GLI AFFETTI FAMILIARI
Risorse:  la possibilità di trovare strade nuove nel fare comunità..
Una risorsa di questo tempo è stata la grande nostalgia nei confronti di occasioni e persone che non avevo forse mai ritenuto avere così a cuore.

Fragilità
Timore di crisi del lavoro e di sostegno economico per la famiglia.
Senso di disorientamento
Timore di sprecare la crisi chiudendosi in noi stessi. Occorre scegliere nuovi tipi di rapporti
La pandemia ha manifestato che la società del benessere è fragile ed esposta a pericoli
Superata la fase di isolamento mi sono ritrovato a vivere con la stessa intensità di prima nella mia quotidianità, anche se mi ero promesso che avrei cambiato le mie abitudini. Questo mi insegna che ho bisogno degli altri e penso che questo valga per tutti.
La FRAGILITÀ è la lontananza fisica dalla chiesa e dalle persone con cui condividevo il lavoro. Una separazione improvvisa e non voluta, come una specie di lutto
La fragilità più grande per me è stata quella di scoprirmi più povera senza gli altri, senza la comunità
FRAGILITA’: – PAURA, MANCANZA DI FEDE – TENDENZA A CHIUDERSI IN SE STESSI
Non mi sento all’altezza del bene che posso mettere a disposizione degli altri e se lo faccio non me ne rendo conto
Fragilità: preoccupazione che non sa abbandonarsi a Lui

Semi
Cercare di vivere tutti momenti con consapevolezza e dando il meglio di noi.
Ho imparato a vivere la giornata per non perdere ciò che mi è stato offerto quel giorno.
Essere più attenti alle esigenze degli altri
Passare dal timore di perdere le abitudini a riscoprire il perché facciamo le cose.
Per vincere la solitudine la via è che io mi apra verso gli altri
Il seme di bene che io posso seminare: l’ascolto vero, disinteressato senza filtri o giudizi
Essere più consapevoli dei gesti che facciamo
Liberarci dalla paralisi dell’egoismo
Il SEME di bene che posso mettere a disposizione degli altri è la preghiera e la vicinanza anche semplicemente con una telefonata
L’unico seme di bene che penso di poter mettere a disposizione e’ il seme che spero di aver seminato dentro di me e cioè il seme dell’amore verso il Signore che possa trasformarsi in un arbusto molto forte che renda la mia vita migliore come Cristiano e come uomo<
Nessuno può fare da solo. Stando a contatto con gli altri, costruendo un rapporto di amicizia sono gli altri che ci dicono quale può essere il seme di bene che ognuno può donare.
Il seme di bene che vorrei mettere a disposizione è l’accoglienza, il cercare di esserci soprattutto per i ragazzi che in questo periodo hanno sofferto molto e sono forse più in difficoltà degli altri.
SEME DI BENE – OTTIMISMO, IL BUON UMORE, SAPERE USARE PAROLE DI CONFORTO
– ASCOLTO DEGLI ALTRI PER CONDIVIDERE PEZZI DI VITA
Il seme di bene è il mio lavoro, poco importante e che amo poco, ma è quanto mi è dato per offrire conforto alle persone che incontro lì.